Il Ritratto di E...
Disponibile
« Illustrissima Signora — Poiché spesso ad un oppresso da gran male l'esempio d'un maggiore alleggerisce il martire, non trovando io alla pena mia altro rimedio, volsi l'animo a l'incendio di Troia e misurando con quello il mio, conobbi senza dubbio nissun male entro a quelle mura essere avvenuto che nel mezzo del mio petto un simile non si senta, lo quale cercando in parte affogare, di quel di Troia dolendomi, ho scoperto il mio; onde lo mando a voi, acciocché egli per vera simiglianza vi mostri gli affanni miei, poi che ne i sospiri, ne le lagrime, ne il dolor mio ve l'han potuto mostrare giammai. »
Questa lettera introduce la traduzione del secondo libro dell'Eneide che il cardinale Ippolito de' Medici dedicò a Giulia Gonzaga, contessa vedova di Fondi, scegliendola come unico oggetto della propria devozione: l'incendio di Troia diventa, in queste pagine, lo specchio di una pena che i sospiri e le lacrime non erano mai riusciti a mostrare.
La storia dei loro rapporti è avvolta da leggende mai del tutto verificate. Alcuni raccontano che fu Ippolito a salvare Giulia dall'assalto dei corsari di Fondi, nel 1534, quando i pirati di Khayr al-Din Barbarossa tentarono di rapirla per il serraglio del sultano. Altri narrano che fu lei a raggiungerlo a Itri, sul letto di morte, l'anno seguente. C'è chi sostiene che il loro legame non fu che un amore platonico, tutto racchiuso in versi e lettere. Nessuna di queste versioni può dirsi certa.
Una cosa sola è fuori discussione: Ippolito de' Medici (il cui ritratto incompiuto Igorski ha dipinto come opera gemella di questa) adorava Giulia. Le dedicò versi, la scelse come musa e commissionò a Sebastiano del Piombo, nel 1532, l'unico ritratto tratto dal vero che di lei sia mai stato eseguito. L'originale è andato perduto, ma le sue numerose copie sono sopravvissute nei secoli: è da questa costellazione di volti che Igorski ha composto il proprio, costruito a velature secondo una tecnica antica, nel linguaggio del realismo metafisico. Spogliandolo della freddezza rinascimentale, ha cercato di restituire a Giulia un nuovo respiro, come se fosse stato lui stesso, autore del primo ritratto autentico, a contemplarla dal vivo.
Questa storia non ha una conclusione, e così, senza che fosse un proposito dichiarato, anche il ritratto di Giulia è rimasto incompiuto, proprio come quello di Ippolito.
L'opera è stata dipinta appositamente per Vivila 2026, a Fondi, dove è stata svelata al pubblico il 22 agosto come omaggio a una bellezza eterna: Giulia meritò la fama di donna più bella del mondo, ed è stata resa immortale anche in altri versi. Ludovico Ariosto ne celebrò la bellezza nel canto XLVI dell'Orlando Furioso:
Julia Gonzaga, che dovunque il piede
volge, e dovunque i sereni occhi gira,
non pur ogn'altra di beltá le cede,
ma, come scesa dal ciel dea, l'ammira.
La cognata è con lei, che di sua fede
non mosse mai, perché l'avesse in ira
Fortuna che la fé lungo contrasto…