Leggere un'icona

L'icona della Natività spiegata dettaglio per dettaglio

Un'icona della Natività riunisce in una sola tavola la notte di Betlemme: la grotta, la mangiatoia, gli angeli, i pastori, i magi, Giuseppe e le levatrici. Spiego ogni dettaglio su un'icona dipinta a Creta nel Quattrocento.

a partire da € 100

Icona della Natività, pittore cretese ignoto, seconda metà del XV secolo: Maria distesa davanti alla grotta nera, il Bambino fasciato nella mangiatoia di pietra, gli angeli, i magi a cavallo, i pastori, Giuseppe e le levatrici

Che cosa racconta l'icona della Natività?

Igorski risponde

Un quadro della Natività di solito ferma un istante: la capanna, la Madonna china sul Bambino, i pastori in adorazione. In un'icona stanno insieme l'annuncio ai pastori, il cammino dei magi, il bagno del Bambino e il dubbio di Giuseppe. La leggi dal centro verso i bordi, come un racconto.

Al centro c'è sempre il Bambino nella mangiatoia, e da lì comincio a leggere l'icona.

Lo schema si è formato nei primi secoli e da allora è cambiato poco. Unisce i Vangeli di Luca e di Matteo, i racconti antichi sulla nascita di Gesù e i canti della liturgia di Natale. Il più famoso è il kontakion di Romano il Melode, del VI secolo: «Oggi la Vergine dà alla luce Colui che è al di sopra di ogni essere, e la terra offre una grotta all'Inaccessibile. Gli angeli con i pastori cantano gloria, i magi con la stella sono in cammino.» Nella tavola ritrovi una per una le figure del canto.

L'icona di questa pagina l'ha dipinta un pittore cretese di cui non conosciamo il nome, nella seconda metà del Quattrocento. Creta allora era veneziana, e i pittori di Candia lavoravano sia per i fedeli ortodossi sia per i committenti veneziani: da quella scuola è uscito anche El Greco. In alto si legge la scritta greca Η ΧΥ ΓΕΝΝΗΣΙΣ, la Natività di Cristo. L'immagine è di pubblico dominio.

Perché Gesù nasce in una grotta nera?

Igorski risponde

Luca parla di una mangiatoia e non dice dove fosse. La grotta viene da una tradizione molto antica: la ricorda Giustino Martire nel II secolo, e a Betlemme la si mostrava ai pellegrini già prima che Costantino ci costruisse sopra la basilica. Per questo nelle icone Cristo nasce dentro una montagna che si apre, e la capanna dei presepi non compare.

Il nero della grotta è il buio del mondo, e il Bambino nasce lì dentro.

Il fondo della grotta è nero, pieno, senza sfumature: è l'unico punto dell'icona dove la luce non arriva. I Padri della Chiesa ci vedono il mondo al buio di cui parla Isaia: il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce. La stessa apertura nera torna nell'icona della Resurrezione, dove Cristo scende agli inferi e rompe le porte. Messe una accanto all'altra, le due icone mostrano la stessa forma.

La montagna intorno è la terra che, nel canto di Romano, offre una grotta. Le rocce salgono verso il cielo e si piegano verso la mangiatoia, come se la creazione si chinasse.

Perché la mangiatoia sembra una tomba?

Igorski risponde

Guarda la mangiatoia di questa tavola: è una cassa di pietra bianca, squadrata, come un sarcofago. Il Bambino è avvolto in fasce bianche e strette, dalla testa ai piedi. Sono le stesse bende con cui le icone mostrano Lazzaro che esce dal sepolcro, e lo stesso bianco del sudario del Venerdì Santo.

Nella stessa pietra ci sono la culla e la tomba: a Natale l'icona mostra già la Pasqua.

Luca scrive che Maria avvolse il Bambino in fasce e lo pose in una mangiatoia, e il pittore prende queste parole alla lettera. Poi ci aggiunge quello che il credente sa della fine della storia. Nella notte di Natale c'è già la Pasqua: la nascita e la sepoltura, la culla e la tomba, nella stessa pietra.

Prima vedi un neonato fasciato, piccolissimo in mezzo alla montagna, e poi capisci perché è venuto.

Che cosa ci fanno il bue e l'asino?

Igorski risponde

Nei Vangeli non ci sono. Vengono dal primo capitolo di Isaia: il bue conosce il suo proprietario e l'asino la mangiatoia del suo padrone, ma Israele non conosce. I Padri della Chiesa hanno letto questa frase come una profezia della notte di Betlemme, e i due animali compaiono accanto alla mangiatoia già sui sarcofagi romani del IV secolo.

Gli animali riconoscono il loro Signore prima degli uomini.

Gli animali riconoscono il loro Signore e gli uomini fanno più fatica: in Isaia è un rimprovero. In questa tavola le loro teste stanno quasi dentro la mangiatoia, accanto al volto del Bambino, come se lo scaldassero col fiato.

Da questa immagine il bue e l'asino sono passati nei presepi italiani. A Greccio, nel 1223, san Francesco volle vedere con i propri occhi la notte di Betlemme e fece portare una mangiatoia, il fieno, un bue e un asino.

Perché Maria è distesa e non guarda il Bambino?

Igorski risponde

Maria è distesa perché ha appena partorito. Nell'icona questo conta: Cristo è nato da una donna, con un corpo vero, come nasce ogni uomo. Nei primi secoli alcuni negavano che Dio si fosse fatto carne. Contro di loro l'icona mostra questa Madre stanca, sdraiata sul materasso rosso.

Maria guarda altrove perché custodisce nel cuore quello che è appena successo.

Spesso Maria non guarda il Bambino. Guarda davanti a sé, verso Giuseppe o verso chi sta davanti all'icona. Luca scrive che custodiva tutte queste cose meditandole nel suo cuore, e l'icona dipinge quel silenzio: una madre che ha appena vissuto la cosa più grande della sua vita e ci pensa.

In questa tavola Maria è la figura più grande di tutte. Nell'icona la misura dice l'importanza, e dopo il Bambino la persona più importante della scena è lei, la Madre di Dio.

Chi è il vecchio che parla con Giuseppe?

Igorski risponde

Giuseppe siede in basso, fuori dalla grotta, con la testa appoggiata alla mano. Sta in disparte di proposito: l'icona mostra così che non è il padre del Bambino. Il suo volto è pensieroso, quasi triste. Dio gli chiede di credere a una cosa che la ragione non spiega.

Il dubbio di Giuseppe è dipinto sulla stessa tavola del miracolo.

Davanti a lui c'è un vecchio vestito di pelli, appoggiato a un bastone. Le letture sono due. Per alcuni è un pastore che parla con Giuseppe. Per altri, ed è una lettura molto diffusa nella tradizione ortodossa, è il tentatore travestito, che gli sussurra che un bambino non può nascere da una vergine. Non ha corna né segni del diavolo. È un vecchio qualunque, che gli parla con buon senso.

Se guardi l'icona e fai fatica a credere, il tuo posto è in basso, accanto a Giuseppe, sulla stessa tavola del miracolo.

Chi sono le donne che lavano il Bambino?

Igorski risponde

Sono due levatrici. I Vangeli non le nominano: vengono dal Protovangelo di Giacomo, un racconto del II secolo che non è entrato nella Bibbia ma ha dato all'arte cristiana molte immagini, fra cui i nomi dei genitori di Maria, Gioacchino e Anna. Nei racconti antichi le levatrici hanno anche un nome, Zelomi e Salomè.

Dio si è fatto bambino, e un bambino si lava in un catino.

La scena dice la stessa cosa di Maria distesa: il Bambino è un bambino vero, che si lava in un catino e sta in braccio a una donna. Una versa l'acqua dalla brocca, l'altra lo tiene sulle ginocchia e prova l'acqua con la mano, come fa ogni madre.

Guarda il catino in questa tavola: ha il piede e la coppa di un calice. Diversi autori ortodossi ci leggono un rimando al fonte del battesimo e al calice dell'altare.

Che cosa annunciano gli angeli, la stella e i magi?

Igorski risponde

In alto c'è un semicerchio scuro: è il cielo, il mondo di Dio, che si apre. Ne scende un raggio dritto fino alla mangiatoia. È la stella di Betlemme, dipinta come una luce che indica un punto preciso. In molte icone il raggio si divide in tre, per la Trinità.

Il raggio della stella scende dal cielo dritto sulla mangiatoia.

Gli angeli sono due cori. Quelli a sinistra guardano in alto e cantano gloria a Dio nell'alto dei cieli; quelli a destra si chinano verso la terra e portano l'annuncio. In questa tavola l'angelo più in basso si piega verso i pastori, che ascoltano col bastone in mano. I pastori sono i primi a sapere: gente semplice, al lavoro di notte.

Dall'altra parte arrivano i magi, a cavallo, e uno di loro indica la stella. Vengono da lontano, da popoli che non conoscevano le profezie. Spesso sono dipinti di tre età diverse, un giovane, un adulto e un vecchio: ogni età dell'uomo viene a vedere. Davanti allo stesso Bambino stanno i pastori, che erano vicini, e i magi, venuti da lontano.

Posso commissionare un'icona della Natività?

Igorski risponde

Sì. Scrivo la Natività secondo il canone, con la composizione che hai visto qui, su tavola e con l'oro vero. È un soggetto con molte figure, e ogni figura in più allunga il lavoro.

Su una tavola piccola dipingo il centro della scena; la composizione intera chiede una misura più grande.

Su una tavola di 20×25 cm la composizione intera non sta bene: le figure diventerebbero minuscole. Lì propongo la parte centrale, la Madre, il Bambino nella mangiatoia, il bue e l'asino, la stella. La composizione completa chiede una misura più grande, e la scegliamo insieme. Puoi partire anche dal configuratore.

Per Natale spedisco entro il 15 dicembre, prima che le consegne rallentino. La Natività chiede più lavoro di un santo singolo, quindi conviene scrivermi presto: già nella prima risposta ti dico se si fa in tempo. Per il Natale ortodosso, il 7 gennaio, ci sono una o due settimane in più.

Il percorso

Dalla conversazione all'icona

  1. Parliamo dell'idea

    Mi racconti cosa vorresti, ti rispondo con proposta e preventivo. Fin qui non ti impegni.

  2. Caparra e tempi

    La caparra conferma l'ordine e da quel giorno partono i tempi concordati.

  3. Bozzetto da approvare

    Comincio a dipingere solo dopo il tuo sì al bozzetto.

  4. Opera finita e spedizione

    Vedi l'opera in foto, e dopo il saldo la spedisco assicurata.

Domande frequenti

L'ordine e il pagamento

Come si paga?

In due parti, con bonifico bancario. Con la caparra confirmatoria confermi l'ordine, e io ordino i materiali e comincio il bozzetto. Il saldo lo versi quando l'opera è finita e hai visto le fotografie, prima della spedizione.

Quanto tempo ci vuole?

Un'icona di 20×25 cm richiede circa due settimane a tempera vinilica e fino a un mese a tempera all'uovo, un'opera grande o una serie di più. Conto i tempi dal giorno in cui arriva la caparra e ti scrivo la data precisa nella lettera di conferma. Dipende anche dai materiali, che ordino apposta per la tua opera.

E se cambio idea dopo l'ordine?

Puoi rinunciare, ma la caparra la trattengo, perché copre i materiali comprati per te e il lavoro già fatto. Se invece sono io a non poter finire l'opera per una causa che non dipende da me, per esempio una malattia, scegli tu se aspettare o riavere la caparra.

Ricevo la fattura?

Sì, una sola, per il prezzo intero dell'opera. La caparra che hai già versato fa parte di quel prezzo. La trovi stampata nel pacco e, se vuoi, te la mando anche per email. Per emetterla mi servono nome, cognome, codice fiscale e indirizzo.

Il bozzetto e l'opera

Puoi dipingere da una fotografia?

Sì. Dalla fotografia prendo la somiglianza, ma non la ricopio: la composizione la costruisco io e te la mostro nel bozzetto.

E se il bozzetto non mi convince?

Mi dici cosa cambiare e lo rifaccio. Nel prezzo ci sono due giri di modifiche, ogni giro in più costa 25 €. Comincio a dipingere quando la composizione ti convince.

E se l'opera finita non mi piace?

Se non corrisponde a quanto abbiamo concordato per misura, materiali o bozzetto, la correggo: vale la garanzia legale di due anni. Un'opera dipinta secondo il bozzetto che hai approvato non posso riprenderla solo perché non piace. Per le opere fatte su misura la legge esclude il recesso di 14 giorni previsto per gli acquisti a distanza.

L'icona si può benedire?

Sì. Ti consiglio di portarla nella tua parrocchia, così il sacerdote la benedice secondo il rito della tua Chiesa.

La spedizione

Quanto costa la spedizione?

Quanto chiede il corriere, assicurazione compresa, senza ricarico. Te lo scrivo insieme al saldo. L'imballaggio è compreso nel prezzo dell'opera, e quando spedisco ti mando il numero di tracciamento. Spedisco in tutta l'Unione europea; fuori dall'Unione i dazi, se ci sono, li paga chi riceve.

Cosa arriva insieme all'opera?

Il certificato di autenticità, che accompagna ogni opera, e le indicazioni per conservarla. Per i materiali delicati, come il pastello, aggiungo una scheda apposita.

E se l'opera arriva danneggiata?

Fino alla consegna il rischio è mio. Fotografa l'imballaggio e l'opera e scrivimi, meglio entro 48 ore. Poi la restauro, la dipingo di nuovo o ti restituisco quanto hai pagato, e il reclamo al corriere lo seguo io.

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